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Ago 12

I token di Ethereum – una panoramica

I token di Ethereum – una panoramica

 

Osservando l’utilizzo più comune di un Token all’interno degli applicativi collegati alla blockchain possiamo paragonare la sua utilità a quella di un gettone o di un buono. Il suo possesso permette ai proprietari di accede a un servizio o attivare delle funzionalità collegate alle applicazioni web.

Immaginate di inserire un gettone all’autolavaggio e attivare il servizio di pulizia. Esso varrà specificatamente per quell’impianto e non funzionerà per altri. Per questa ragione agli albori di questa tecnologia sono stati chiamati spesso “utility token”, proprio per sottolineare una specifica utilità. L’evoluzione però è stata repentina e le funzionalità migliorate e aumentate.

Le start-up che lavorano a nuovi prodotti basati sulla blockchain spesso cercano un finanziamento emettendo dei token che poi vengono venduti tramite una ICO agli investitori.
I token sono la valuta nativa di ciascuna DApp, la nuova generazione di applicazioni sicure e decentralizzate che offre dei servizi che possono essere pagati appunto solo con i suoi token. Con l’adozione della DApp aumenta anche l’adozione dei token, che così una volta scambiati sul mercato attraverso gli exchange salgono di prezzo, e l’investitore vede il suo ritorno. Dalla definizione di William Mougayar, autore del libro “The Business Blockchain” i token sono:

“Un’unità di valore creata da un’organizzazione per governare autonomamente il proprio modello di business, e consentire ai propri utenti di interagire con i suoi prodotti, facilitando al tempo stesso la distribuzione e la condivisione di premi e benefici per tutti i suoi stakeholder”.

All’interno di una rete privata, un token può essere usato per concedere un diritto, per pagare un lavoro o per trasferire dati, come incentivo, come gateway per servizi extra o per un’esperienza utente migliore. Un token può essere usato in qualunque modo decida la persona o l’organizzazione che lo progetta e lo sviluppa. I token ammettono diverse specifiche al loro interno, quindi è il designer del token che decide cosa contiene un token specifico.

Lo standard ERC-20

Prima che venisse realizzato uno standard, c’erano molti problemi di compatibilità tra le varie forme di token di Ethereum. Ogni token aveva il suo smart contract completamente unico, e bisognava scrivere un codice completamente nuovo per ogni exchange o wallet perché potesse supportare quel token. Allo stesso tempo sostenere la crescente gamma di token stava diventando troppo oneroso. Come soluzione, l’industria ha sviluppato un protocollo standard da seguire per tutti i token, che ora è noto come ERC-20 (Ethereum Request For Comments, proposta numero 20).
Lo standard token ERC-20 ha sei parametri obbligatori che qualsiasi contratto intelligente deve rispettare, più tre facoltativi, che hanno consentito ai fornitori di wallet e agli exchange di creare un singolo codebase, che può interagire con qualsiasi contratto intelligente ERC-20. E’ quindi il “classico” dei token, la maggior parte dei token che circolano sulla blockchain di Ethereum corrispondono allo standard ERC-20.

ERC-20 è però uno standard molto precoce e ha alcune limitazioni, come ad esempio l’invio di token agli smart contract che talvolta può essere problematico. ERC-223 è una leggera modifica allo standard ERC20 con un’interfaccia molto simile, tuttavia risolve vari problemi evitando l’utilizzo di comandi potenzialmente pericolosi, che potrebbero intrappolare il token dentro ad uno smart contract.

ERC-721 descrive invece un tipo di token completamente diverso, chiamato anche token non fungibile. Un token fungibile (come ERC-20) può essere utilizzato per rappresentare gettoni o buoni simili al contante (uno uguale all’altro), mentre un token non fungibile (ERC-721) è più adatto a rappresentare oggetti unici (ogni uno diversa dall’altra) , o dei beni più reali come appezzamenti di terreno. Ogni token viene fornito con metadati allegati, in cui è possibile memorizzare informazioni su di esso. Ad esempio, lo si utilizza per memorizzare le coordinate del terreno, o nel caso di Cryptokitties, la celebre app di Ethereum che alla fine del 2017 ha messo in ginocchio la rete di Ethereum grazie alla sua popolarità, il tipo di gattino rappresentato dal token. Ogni gatto è unico nel suo genere e posseduto al 100% dal detentore del token; non può essere replicato, sottratto o distrutto.

Un grande utilizzo del token ERC-721 viene anche fatto nel modo della certificazione come avviene per Evidance, una Dapp “made in Deepit di cui sentiremo parlare.

Altri standard degni di nota sono ERC-1400, dedicato ai Security Token, o ERC-777 che mira a migliorare ulteriormente ERC-20 e l’interazione con gli smart contract. ERC-1155 noto per la sua capacità di includere peculiarità degli ERC-20 unite a quelle degli ERC-721. Ma di questi ne parleremo approfonditamente nei prossimi post Academy di Crypto Helper.

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