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Ago 10

Food Chain e Luxury Goods: due modi di utilizzare la blockchain

Food Chain e Luxury Goods: due modi di utilizzare la blockchain

 

La nota cantina australiana Penfolds, in collaborazione con la società singaporiana Vechain e con la Direct Imported Goods Ltd. di Shangaii, ha avviato un progetto per contrastare la vendita di bottiglie contraffatte sul mercato cinese, che per inciso è il nuovo Eldorado dell’industria vinicola mondiale con il suo tasso di crescita a doppia cifra.

Il progetto consiste nell’applicazione sul collo di ciascuna bottiglia di un chip NFC che consente agli acquirenti di accedere ai dati sulla provenienza del prodotto, i quali sono immagazzinati nella blockchain in forma sicura e immutabile.

Questa notizia ci offre lo spunto per approfondire il tema dell’uso della blockchain, e delle sue caratteristiche peculiari, associato alla provenienza dei prodotti e con riferimento da un lato alla c.d. “food chain” e dall’altro al settore dei “luxury goods”.

L’utilizzo della tecnologia blockchain nella catena di produzione del cibo va incontro a un problema ancora irrisolto, collegato al necessario intervento umano nella certificazione di alcuni eventi del ciclo.

Sostanzialmente, se il latte con cui è fatta una mozzarella proviene da allevamenti biologici, se il mangime con cui sono nutrite le mucche è privo di ormoni, se le galline che producono un batch di uova sono allevate a terra, e così via: sono tutti eventi che la blockchain può conservare immutabilmente, ma se gli eventi sono falsi in origine (= intervento umano) allora la blockchain conserverà per sempre delle dichiarazioni non vere.

Il problema nasce quando ci sono interessi contrapposti tra chi dichiara una certa condizione (il produttore) e chi dovrebbe beneficiare della sua veridicità (il consumatore). In questo caso la divergenza d’interessi può condurre a fattispecie in cui il produttore faccia una dichiarazione falsa, magari certificata da un soggetto terzo colluso, e poi la inserisca nella blockchain utilizzando quest’inserimento a scopo di marketing come se consentisse un maggiore controllo sulla qualità del prodotto.

Ben diverso è quando il soggetto che certifica una serie d’informazioni (la provenienza dei materiali usati, la qualità delle lavorazioni, l’autenticità del prodotto) coincide con chi beneficia dell’utilizzo della blockchain.

Quando infatti il produttore di un bene di lusso certifica – mediante l’uso della blockchain – che quel prodotto è autentico, sta facendo principalmente il proprio interesse (contrastare la contraffazione) e solo indirettamente quello del consumatore (garantire che il prodotto non sia falso), per cui difficilmente inserirà informazioni non veritiere.

Mauro Baeli – CEO @ Deepit AG

Fonte della notizia: https://medium.com/@vechainofficial/the-wine-traceability-platform-co-developed-by-vechain-and-d-i-g-7cf4760ec4e2

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