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Set 10

Fate i buoni: il lato umanitario della Blockchain

Fate i buoni: il lato umanitario della Blockchain

Cos’hanno a che fare Le Nazioni Unite, l’UNICEF, il World Food Programme con la tecnologia Blockchain?

A quanto pare molto: le maggiori organizzazioni internazionali impegnate nel sostegno allo sviluppo stanno investendo in programmi sperimentali per portare cibo, scolarizzazione ed accesso al credito nei Paesi in cui i progetti umanitari sono maggiormente attivi. 

In Africa e Medioriente le prime iniziative sono già in atto: “City for All” ad esempio, è un programma ONU avviato nel 2016, che mira a sostenere lo sviluppo di dodici città afgane, fra le quali Kabul. Per raggiungere gli obbiettivi di pianificazione urbana strategica e di finanza locale da quest’anno “City for All” sta sviluppando soluzioni basate sulla tecnologia Blockchain per la registrazione dei terreni e per la trasparenza delle transazioni. Questo è tuttavia solo un recente capitolo del rapporto fra le Nazioni unite e la Blockchain: nel 2018 l’ONU ha annunciato l’avvio della collaborazione con Doc.com per rendere accessibile l’assistenza sanitaria in alcune regioni dell’africa Orientale, attraverso un programma di telemedicina gratuita, e nel settembre dello stesso anno ha avviato una partnership con Kiva per cerare un sistema di microcredito basato sulla blockchain, in Sierra Leone. 

Nel 2019 anche UNICEF ha dato il via ad un programma di ricerca sull’impiego della stessa tecnologia, al fine di comprendere come utilizzarla per rafforzare le proprie risorse, attraverso modelli di finanza innovativi, processi interni più trasparenti e nuovi modelli di consegna aiuti per bambini, in Paesi in cui l’ambiente statale sia a rischio corruzione.

Il World Food Programme non vuole essere da meno: ha già al proprio attivo l’utilizzo della blockchain per realizzare in maniera più efficiente la consegna di aiuti alimentari ad oltre 106.000 rifugiati Siriani. “Building Blocks” facilita i trasferimenti di contanti, consentendo allo stesso tempo di ridurre i costi, proteggere i dati e mantenere trasparente la cooperazione economica fra agenzie umanitarie transnazionali. 

L’educazione, la scolarizzazione e l’accesso alla tecnologia sono invece i settori in cui è impegnata Horizon Africa, il Network basato sulla blockchain Ethereum attivo in diversi progetti educativi nel continente africano.

Mentre le piccole realtà impegnate nel dare un volto umano, e umanitario, alla Blockchain continuano ad aumentare, il fatto che anche le più grandi organizzazioni internazionali si stiano interessando a questa tecnologia è un fattore che non deve essere trascurato: a poche ore dalla giornata mondiale del rifugiato, il ruolo di questa tecnologia per un futuro più equo per i cittadini di tutto il mondo non può più essere messo in secondo piano.

Liviana Concin

Giornalista – Social Media Strategist

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