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Ago 9

FacciaLibro facciaLibrA, noi siamo liberi di non usarla.

FacciaLibro facciaLibrA, noi siamo liberi di non usarla.

 

Facebook è stata per molti una piattaforma divertente, per altri un’opportunità di lavoro e per alcuni un problema patologico.

Facebook ha reso possibile l’esasperazione del sacrosanto bisogno umano di condividere e comunicare le proprie esperienze. Grazie all’intuizione di un giovane ragazzo americano e alla potenza di fuoco della Silicon Valley, quello che sembrava essere un gioco per ragazzini del college è diventato uno dei centri di potere più sbalorditivi del nuovo millennio.

Facebook registra circa 2.2 miliardi di utenti attivi al mese e ogni giorno più di  1.4 miliardi di utenti  caricano almeno  300 milioni di foto sulla piattaforma.

Per comprendere il fenomeno si devono  aggiungere Istagram, con più di un miliardo di utenti e WhatsApp con quasi 800 milioni di utenti attivi al mese, anch’essi di proprietà del colosso californiano.

Fin qua tutto bene, niente in contrario nel vedere il successo di un prodotto dell’ingegno umano, ma la capacità di osservazione non deve fermarsi qui:

L’aver trovato una debolezza umana che ci spinge affannosamente a nutrire il nostro ego attraverso un canale fatto apposta per stimolarla, ha dato modo ad un ristretto gruppo di persone di aver accesso alla più grande fonte di informazione capace di pilotare la società:  le nostre abitudini e i nostri desideri, schedati e ben ordinati, collegati a volti, voci e indicazioni anagrafiche.

A questo punto potremmo guardarci negli occhi, scuotere la testa e cercare soluzioni a questo problema, per evitare che George Orwell sbuchi dalle retrovie con sguardo beffardo, puntandoci il dito contro al grido del mitico Nelson: “HA HA”.

Ma un pericolo più grande si sta palesando: Libra

 

Unire i dati in mano a facebook alle nostre transazioni economiche, attraverso la creazione di una moneta privata controllata da un ristretto gruppo di aziende federate, è un’idea degna di Malefix, noto cattivone di una serie di cartoon anni 80.

Libra non è una blockchain pubblica. Libra non è decentralizzata. I colossi dell’IT stanno guardando al settore bancario con sguardo di sfida e il grande successo delle criptovalute ha fatto nascere un virus che tenta di infettare gli organi sani di un corpo ancora fragile.

Gli anticorpi siamo noi , con il nostro grado di consapevolezza. Attraverso le nostre scelte possiamo fermare l’emoraggia interna preparando le difese della nostra privacy e della nostra libertà di scambiare valore senza il pericolo di essere censurati, osservati, controllati, derubati.

Dare dignità e valore ai nostri dati significa ormai: vendere cara la pelle. Fare scelte consapevoli e usare gli strumenti giusti è l’unico modo di uscire dal gregge belante che si sta indirizzando in bocca a un branco di lupi.

“Blockchain” è solo una parola, come “democrazia”, la sua evoluzione dipende da come la interpretiamo e da come sfruttiamo il suo grande potenziale. La crittografia unita alla teoria dei gioco, all’informatica e all’economia possono darci uno strumento per difenderci dai potentati formatisi nella prima era di Internet.

CryptoHelper è una piattafoma didattica che ci aiuta ad aumentare le nostre competenze in materia e sfruttare un settore che, grazie alla forza dirompente del suo messaggio, potrebbe crescere più di quanto si possa immaginare.

Nonostane ci sia un solo vegano nel team, amiamo togliere il prosciutto dagli occhi.

Lorenzo Dalvit

Direttore editoriale di CryptoHelper

 

 

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