Aug 8

Derivati su blockchain: sarà l’anno della DeFi?

Tra le varie piattaforme DeFi esistenti ce ne sono alcune che consentono la creazione di prodotti finanziari derivati su blockchain. Si tratta spesso di veri e propri token ERC-20, che tuttavia sono legati in vario modo ad asset sottostanti. Non si tratta banalmente solo di stablecoin, o di token che replicano il prezzo di un altro asset (come ad esempio l’oro), ma di veri e propri prodotti finanziari strutturati, costruiti però partendo da altri prodotti finanziari. 

Ad esempio sul sito DeFi Pulse sono elencate quattro piattaforme di finanza decentralizzata dedicate ai derivati, tutte basate sulla blockchain di Ethereum: Synthetix, Erasure, Augur e Veil. 

Synthetix

Synthetix.io

Synthetix.io

Synthetix è nettamente la più usata, visto che immobilizza più di 70 milioni di dollari in asset digitali, mentre nessuna delle altre supera il milione di dollari di asset immobilizzati. Anzi, Synthetix è in assoluto la terza piattaforma DeFi per volume degli asset immobilizzati, dietro solo a Maker, che domina incontrastata con oltre il 50% dell’interno volume, ed a Compound, ma davanti ad Aave e Uniswap. 

Questo rende evidente come il mercato dei derivati su blockchain sia promettente, e visto che gli asset DeFi sono assemblabili tra di loro in modo simile a mattoncini Lego, è immaginabile un ulteriore grande sviluppo per questa tipologia di token. 

Tuttavia non è un caso che proprio Synthetix sia nato come un progetto per la creazione di una stablecoin, perché di fatto una stablecoin è la forma più semplice e banale di derivato. Infatti si tratta di un token che replica in maniera puntuale il valore di un sottostante, ovvero un’altra valuta, tanto da poterla rappresentare sulla blockchain su cui è stata emessa. Questo tipo di derivato però è talmente banale da non essere particolarmente interessante in quanto prodotto derivato, mentre se ne possono costruire di molto più sofisticati ed interessanti. 

Ad esempio Synthetix dispone di una ventina di prodotti derivati, che replicano non soltanto il valore di valute fiat, ma anche di materie prime come l’oro, o altri crypto-asset. Il suo ulteriore sviluppo però prevede di creare e rendere scambiabili altri token derivati che rappresentino azioni, indici finanziari, o altri asset derivati. 

Zapper.fi

Zapper.fi

A dire il vero qualcosa di più complesso lo fa Zapper.fi (precedentemente conosciuto come DeFiZap), che assembla diversi asset nei cosiddetti Zap, che di fatto sono prodotti derivati multi-asset, strutturati con logiche programmabili anche complesse. 

Ma anche Erasure ed Augur consentono la creazione di prodotti derivati su blockchain decisamente sofisticati. 

Augur

Augur.net

Augur ad esempio è un oracolo decentralizzato per i mercati previsionali che consente a chiunque di creare un mercato attorno al risultato di qualsiasi evento del mondo reale. In questo modo gli utenti possono fare trading sul risultato di un evento acquistando e vendendo il relativo derivato, il cui prezzo riflette la probabilità di un determinato risultato.

Erasure

erasure.world

Erasure è simile, ovvero un mercato di dati decentralizzato per le previsioni, che consente agli utenti di caricare le loro previsioni e puntare criptovalute come Numeraire (NMR) o DAI.

Ma questo è solo l’inizio, perché le maggiori potenzialità di questi strumenti si esprimeranno quando sarà possibile creare derivati su blockchain scambiabili liberamente anche su exchange decentralizzati. Infatti gli exchange decentralizzati hanno alcuni vantaggi che li rendono completamente differenti rispetto ai classici exchange centralizzati in cui si cambiano comunemente azioni, titoli, obbligazioni, contratti future o altri prodotti finanziari tradizionali. 

Per prima cosa non richiedono KYC, ovvero si possono utilizzare in totale anonimato. 

Possono essere utilizzati in maniera anonima

A ciò va aggiunto che non sono nè arrestabili, né limitabili, né ostacolabili, esattamente come le criptovalute decentralizzate. Inoltre non se ne può nemmeno limitare l’utilizzo a determinati paesi, o gruppi di utenti, o limitarne i volumi di scambio. Infine non sono custodian, ovvero non prevedono che l’utente debba di fatto affidare la conservazione dei propri asset a terze parti, ma rimane sempre in pieno possesso esclusivo dei propri asset. 

Tutte queste cose non sono possibili sugli attuali mercati azionari, o similari, e sono possibili solo su exchange decentralizzati. Questi però hanno anche delle limitazioni, come il fatto di poter utilizzare solo asset digitali su blockchain (spesso solo su Ethereum), e di non avere ancora sufficiente liquidità per poter essere effettivamente utilizzati come alternativa ai classici exchange centralizzati, ma più crescono le esigenze legate alle caratteristiche peculiari precedentemente evidenziate, più dovrebbe aumentare la domanda, e quindi la liquidità. 

Pertanto il mercato dei derivati su blockchain, e nello specifico quelli decentralizzati su Ethereum, è probabilmente solo all’inizio, e potrebbe richiedere ancora un po’ di tempo prima di dimostrare tutte le sua potenzialità. In particolare non sono tanto i derivati banali, come le stablecoin, a poter fare la differenza, ma quelli più complessi, come ad esempio i contratti future, che potrebbero introdurre anche nel mercato decentralizzato strumenti ancora rari ad esempio per consentire ai trader di coprirsi dal rischio. 

Anzi, forse è proprio qui che si gioca la partita più rilevante per ciò che concerne la diffusione dei prodotti derivati su blockchain, ed il conseguente incremento di appeal degli exchange decentralizzati nei confronti degli investitori professionisti. C’è però sempre un ostacolo in agguato. Infatti questi derivati blockchain sono completamente controllabili fintantoché rimangono sulla blockchain. Ma nel momento in cui ad esempio vanno a prelevare dati dal mondo fisico, o dai mercati finanziari tradizionali, si introduce un potenziale elemento di squilibrio, o di insicurezza, che potrebbe minarne il corretto funzionamento. 

Per fare ciò infatti si utilizzano oracoli che, pur potendo essere decentralizzati, estraggono dati da fonti non decentralizzate, ovvero in teoria manipolabili. Pertanto non sarà sufficiente creare prodotti derivati ed immetterli sugli exchange decentralizzati per far sì che vengano utilizzati, ma sarà anche necessario assicurarsi che funzionino a dovere, anche quando si è costretti ad agganciarli ad informazioni che provengono da fonti centralizzate.

A dire il vero alcuni prodotti derivati DeFi, come le stablecoin, da questo punto di vista stanno mostrando che tali rischi in concreto potrebbero essere inferiori a quelli teoricamente ipotizzabili, ma questa osservazione non può essere estesa genericamente a tutti i derivati crypto. Infatti i rischi sono maggiori quando si deve utilizzare un numero molto contenuto di fonti, oppure quando la qualità delle singole fonti utilizzata non è sufficientemente alta. 

È possibile affermare che il 2020 potrebbe essere un anno chiave per sperimentare anche questa novità in modo da coglierne fino in fondo tutti i vantaggi, tutti gli svantaggi, e tutti i rischi, e che servano ancora parecchi test per poter affermare che la DeFi sia pronta ad accogliere volumi di scambi consistenti di questi nuovi prodotti derivati, ma è certo che in pochissimo tempo siano già stati fatti passi da gigante che, nel corso dei prossimi mesi, ci diranno se sono sufficienti a far decollare questo mercato, oppure no.

fonte: defi.cx

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