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Set 9

Bratsk: negli anni 70 la più grande centrale al mondo, ora serve Bitcoin

Bratsk: negli anni 70 la più grande centrale al mondo, ora serve Bitcoin

Nel 2020 ci sarà il dimezzamento della ricompensa monetaria che i miners ricevono per mettere in sicurezza il network di Bitcoin. Questo sta portando alla ricerca di zone dove poter sviluppare le attività minerarie in modo redditizio tagliando i costi di elettricità, raffreddamento e manutenzione.

Uno dei luoghi dove creare un mercato fiorente è sicuramente la città siberiana di Bratsk che grazie all’idroelettrico e temperature rigide tutto l’anno, ha permesso l’insediamento di diverse aziende legate al mining di Bitcoin, togliendo così una fetta di mercato ancorata alla Cina.

Una ricerca pubblicata nell’ottobre del 2018 ha mostrato che il 74% della potenza di calcolo, grazie all’utilizzo di ASIC (Application Specific Integrated Circuits) prodotte da Bitmain e Canaan, avviene appunto in Cina che ha di fatto il monopolio in questo settore, portando così ad una sempre maggiore centralizzazione di Bitcoin. Tuttavia, un divieto di estrazione mineraria nel paese costringerà molte mining farm a trasferirsi altrove. La città sopracitata, ha visto la chiusura di molte fabbriche d’armi dell’ex URSS, si trova così ad avere anche un enorme surplus di energia elettrica che verrà così riconvertita.

Attualmente la potenza totale che supporta la rete Bitcoin è di circa 7 gigawatt, ed i 600 megawatt collocati in Russia, ossia quasi il 10% di quella totale, sono un primo passo verso una possibile migrazione. BitRiver, un data center che si è stabilito a Bratsk, ha una capacità totale di 100 megawatt/ora che alimentano 18.000 dispositivi ASIC. Come questa ce ne sono altre che stanno crescendo per un costante aumento della domanda. L’espansione mineraria della Russia è vantaggiosa per Bitcoin, perché il rischio che la Cina nazionalizzi le proprie mining farm porterebbe alla gestione di un 50% della potenza di calcolo in mano ad un solo attore, cosa da evitare per ragioni di sicurezza.

In conclusione, questa migrazione andrebbe sì incontro ad una decentralizzazione, ma non degli attori che ne fanno parte, che trasferendosi, sarebbero di fatto sempre gli stessi. La strada verso la decentralizzazione reale è ancora lunga, ma anche questo piccolo passo potrebbe essere importante.

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