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Nov 6

Bitcoin Satoshi Vision contro speculatori e spacciatori

Bitcoin Satoshi Vision contro speculatori e spacciatori

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Crypto-Helper ha deciso di lasciare spazio alla libera opinione di chi voglia paragonare una blockchain all’altra. Una sana critica e una presa di posizione di fronte ad un mercato così competitivo sono assolutamente necessarie. Il coraggio di dissentire, di difendere un’opinione o prendere le distanze da un punto di vista, ci rende più liberi. Scriveteci alla Mail : my@cryptohelper.it per essere pubblicati nella “Blockchain Arena”.

Si comincia con un argomento scottante con l’opinione di un membro molto attivo della comunità di Bitcoin SV:


Sabato scorso ero a cena con un amico che non vedevo da tempo e mi fa: “Come va Bitcoin? BCH, giusto?” e io: “No, a dir la verità Bitcoin ha cambiato ancora nome, ora si chiama BSV che sta per “Bitcoin Satoshi Vision” e via che comincia la spiegazione di tutte le traversie dell’ultimo anno.

Mai capitato di proporre agli amici una gita in montagna e poi, poco alla volta, a furia di richieste e modifiche, vederla trasformarsi in un weekend al mare?

Ecco, questo è quello che è successo con Bitcoin.

Satoshi ha proposto un sistema p2p trasparente, non anonimo, dove le monete sono catene di firme, dove i nodi costruiscono e assicurano la catena dei blocchi e gli “amici” l’hanno trasformato in un sistema dove le firme sono scollegate (SegWit), dove i nodi sono dei piccoli computer inutili (Raspberry) e dove la privacy viene trasformata in anonimato.

BTC, BCH e ora BSV, terzo nome, secondo split. Come mai? Si sapeva che la strada per il successo sarebbe stata tortuosa e faticosa, ma non ci si immaginava che gli ostacoli maggiori sarebbero arrivati dall’interno. Si pensava che sarebbero state le banche e i governi a mettere i bastoni tra le ruote a Bitcoin, invece sono stati i suoi stessi sviluppatori, quelli che si definiscono “cypherpunk”, a fare i danni peggiori. 

Lo split, il fork, era l’unico modo per preservare la catena originale, quella  cominciata da Satoshi Nakamoto il 3 gennaio 2009, ed evitare che venisse “contaminata” da modifiche profonde quali SegWit e CTOR. Bitcoin SV è il nome del software del nodo usato al momento del secondo fork per minare BSV, così come quello di BTC si chiama Bitcoin Core e quello di BCH si chiama Bitcoin ABC.

BSV è nato come difesa, difesa dalle modifiche di chi voleva che Bitcoin fosse diverso.

Il problema credo stia tutto nelle aspettative. La maggioranza dei sostenitori ha sempre visto Bitcoin come lo strumento perfetto per sovvertire l’ordine delle cose, per abbattere i governi. Gli ultimi arrivati lo vedono solamente come un ascensore per la ricchezza.. “when Lambo?”. Noi invece lo vediamo semplicemente come una tecnologia rivoluzionaria in grado di migliorare il mondo. 

Queste differenti visioni sono state la causa principale dei due split subiti, quello del 1 agosto 2017 e quello del 15 novembre 2018. Ora ognuna di esse ha il suo sistema, la sua moneta. 

Qual è la missione di BSV? Risposta semplice: riportare Bitcoin sulla retta via, realizzare il progetto di Satoshi, mettere alla prova le idee espresse nel White Paper del 31 ottobre 2008. BSV nasce per ripristinare definitivamente il protocollo presentato e definito ‘set in stone’, scolpito nella pietra, da Satoshi Nakamoto stesso. Blocchi grandi con milioni di transazioni, nodi in datacenter, transazioni P2P e fine di quella falsa democrazia da Raspberry, dove tutti devono poter avere un proprio nodo, che ha costretto per anni Bitcoin alle 3 transazioni al secondo (un numero da morte certa).

BSV ha raccolto tutti quei ‘bitcoiners’ certi che Bitcoin funzioni, che sia in grado di funzionare perfettamente così come è stato progettato e che per dimostrarlo basti scrivere codice efficiente e rimuovere tutte quelle modifiche grandi e piccole aggiunte nel tempo, primo fra tutti lo strozzo imposto anni fa per proteggere un sistema ancora acerbo: il limite sulle dimensioni massime del blocco.

Chi sostiene e promuove BSV è convinto che la soluzione proposta da Satoshi sia la migliore e che quindi non necessiti di quelle modifiche che invece sono state fatte in BCH e BTC. Molte persone che hanno scoperto da poco il mondo delle crypto pensano che l’originale Bitcoin sia BTC, ma non è così. Negli anni gli sviluppatori che sono venuti dopo Satoshi non hanno considerato il protocollo di Bitcoin come cristallizzato e hanno cominciato a modificarlo secondo le proprie necessità: hanno bloccato funzioni (OP_CODE) che ritenevano inutili, hanno introdotto modifiche sostanziali come RBF e SegWit in BTC e CTOR in BCH, hanno aggiunto nuove funzioni e algoritmi (OP_CHECKDSTASIG, Schnorr) con il solo scopo di rendere Bitcoin anonimo (cosa che non è). 

BSV è nato per sistemare le cose, la società inglese nChain è capofila di quel movimento che sta lavorando per ripristinare il protocollo del 2009, per rimuovere le aggiunte e riattivare le funzionalità originali.

BSV ha un solo scopo: Bitcoin, implementare fedelmente il progetto di Satoshi Nakamoto. 

Per farlo c’è ancora tanto da sviluppare, il codice di Satoshi era decisamente imperfetto. Bisogna rendere il software più veloce, più efficiente e pronto per i grossi datacenter necessari a trattare la mole di informazioni che verrà generata. Solo così potremo far sì che la  rete possa gestire le centinaia di migliaia di transazioni al secondo indispensabili a garantire l’accesso alla blockchain, a Bitcoin, all’intera popolazione terrestre. 

Satoshi ha inventato Bitcoin per rivoluzionare il mondo, per avere un registro unico mondiale, non controllabile, immodificabile, privato ma non anonimo, dove poter registrare tutte le informazioni che l’umanità genera, perché le informazioni sono il denaro dell’era digitale.

Ecco perché ora Bitcoin si chiama BSV, per realizzare la visione di Satoshi, per evitare che Bitcoin sia solamente un gioco per speculatori e un mercato per spacciatori. 


@ejfhp: https://twitter.com/ejfhp

 

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